Mercoledi

“Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile” A beautiful mind

Cos’è il tempo, se non una pura illusione creata dall’uomo? Qualcuno potrebbe obiettare o pensare che ciò non abbia nulla a che fare con la nostra attività di volontariato, eppure noi di [!N]Difference sposiamo in pieno questa definizione. Ebbene sì, senza il tempo non avremmo i nostri soliti appuntamenti del mercoledi, ma cosa significa per noi il mercoledi sera? Spesso è quello che ci chiedono i nostri amici, quello che i nostri volontari e simpatizzanti vogliono capire, ed altrettanto spesso è quello che faticosamente i clochard faticano ad accettare.

Seppure minuziosamente collocati nelle nostre agende, i nostri appuntamenti hanno modo di esistere solo quando si fanno luogo, una dimensione ben diversa dal tempo. Il tempo, spesso quello passato, è ciò di cui ci si racconta fra di noi. Con chi conosciamo meglio è più facile chiedersi: Cos’hai fatto questa settimana? Tutto bene? È successo qualcosa di nuovo? E li possiamo scoprire gioie, come quelle di chi ce l’ha fatta e ha ottenuto qualche piccola ma importate rivincita nella vita (come il diritto ad una casa), ma molto più spesso scopriamo dolori, preoccupazioni e vergogna. Il passato ha il suo peso, e ogni volta che tocca raccontarlo riapre ferite che non è facile condividere. Spesso guardare il presente fa paura, anche guardare un volontario può far paura. Siamo diversi certo, ma solo insieme a loro siamo “luogo”, non siamo tempo. Vogliamo accogliere uno sfogo, non tentare di commuovere il nostro io. Ognuno sceglie ogni mercoledi di essere luogo, quello dell’incontro, del conforto, dell’accoglienza, del silenzio.

Accettare di “essere luogo” per chi vive una situazione di fragilità spesso non è facile. Noi andiamo incontro alle nostre di paure di ferire l’altro, e al tempo stesso siamo coinvolti di frequente nel vortice di emozioni contrastanti di chi, giustamente, rivendica il diritto di riaffermare il suo essere diverso, il suo essere fragile, e per questo destinato a non poter condividere nulla con chi non vive la realtà della strada. Gli occhi lucidi di chi ha vergogna di dire ai propri familiari che situazione sta vivendo, quelli affaticati di chi non sa se ce la farà, si fanno a volte pieni di rabbia davanti ad un gruppo di sconosciuti ma lasciano il segno e ci permettono di preparare il nostro luogo per il mercoledi successivo. Essere luogo di dialogo e accoglienza non è facile, ma è ciò che vogliamo essere.

Tutto ciò è possibile, solo se si crede che qualcosa di straordinario sia possibile e ciò si chiama empatia!

 

 

 



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Pubblicato il: 26 Marzo 2018 alle 2:52 pm