Mercoledì

Com’è difficile la strada – mercoledì 28 dicembre

Il Natale è passato, ma il periodo delle feste permane, riempiendo Milano di iniziative, turisti, eventi e luci scintillanti.
Non sono mancati anche i momenti, organizzati da svariate associazioni, per permettere anche ai più svantaggiati o soli di poter trascorrere piacevolmente le festività.
Ci racconta il “Poeta di come ha passato la giornata di Natale ad un festoso pranzo, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio; anche il “Concierge” si è unito a questo momento conviviale ed è stato anche piacevolmente conteso da altre organizzazioni ed eventi solidali.
E’ stato molto bello anche notare come il periodo natalizio abbia ispirato tantissime persone a compiere gesti di solidarietà verso chi ha meno di loro, ci siamo infatti imbattutti in video cosiddetti “virali” dove anche i nostri amici hanno ricevuto gesti d’affetto, di conforto, di vicinanza e anche di aiuto materiale, da parte di gruppi più o meno instituiti.
Per noi è bellissimo vedere come questo momento particolare smuova gli animi a compiere gesti misericordiosi, a notare quante persone stanno peggio di noi e magari siano costrette a vivere per strada.

Purtroppo però la nostra uscita settimanale ci riserva anche un momento triste: siamo andati di nuovo a trovare le due arzille e simpatiche signore di piazza Cordusio ma abbiamo trovato la più anziana delle due molto abbattuta e ranicchiata nella sua giacca a vento. Indagando maggiormente abbiamo avuto l’evidenza di un’influenza in corso, abbiamo quindi chiamato il numero d’emergenza istituito dal Comune di Milano e presieduto dal Centro Aiuto Stazione Centrale (CASC) atto a segnalare le persone in difficoltà, che ci ha detto che sarebbe giunto sul luogo di lì a breve, in quanto aveva un’auto medica già in zona.
Quando siamo tornati a trovarle, la signora più giovane ci ha raccontato che i medici avevano trovato ben 38,7 di temperatura alla sua amica, le avevano quindi proposto un ricovero, ma, al suo totale rifiuto, le avevano dato della tachipirina per abbassarle la febbre e una medicina per la tosse.

“Totale rifiuto” ebbene sì. A volte delle scelte per noi così assurde, sono invece prontamente difese per chi vive in modo molto diverso da noi. Un ricovero, per la nostra amica, significava abbandonare le sue “cose” che poi sono tutto quello che ha, la sua casa fittizia, la sua sicurezza vacillante, la sua speranza precaria. Un ricovero rappresentava andare in ospedale da sola, senza che la sua amica la potesse accompagnare, senza sapere come tornare in piazza Cordusio, senza sapere come giustificare l’assenza di documenti.
A volte, queste situazioni tanto estranianti, fanno poi disegnare delle nuove vite, che più che sulla realtà, hanno le fondamenta nei sogni non realizzati.



Leave a Reply

Pubblicato il: 2 Gennaio 2017 alle 1:09 pm